domenica 23 aprile 2017



Le ombre della sinistra hanno respinto la teoria di un limite interno obiettivo della valorizzazione del valore perché inconsciamente tengono in considerazione il proprio legame con il contesto della forma capitalista; dall’ontologia del “lavoro” passando per la forma del soggetto e della politica fino alla relazione di genere oggettivata dal moderno patriarcato produttore di merci. Nella misura in cui il contesto di questa forma si disfa nella dinamica storicamente divenuta matura della sua obiettiva autocontraddizione interna, si rivela brutalmente anche l’essenza di “soggetto automatico” (Marx) della sua socializzazione negativa e distruttiva. La sinistra ha fatto svanire elementi chiave della critica di Marx e ha sempre ontologizzato la forma feticista basica della modernità, o al massimo l’ha percepita come mero “occultamento” di una fattualità “reale” consistente essenzialmente in relazioni di volontà soggettive di sfruttamento e di dominio, piuttosto che riconoscere queste come mere funzioni della relazione feticista sociale soggiacente. Se ora viene ad incontrare storicamente un livello di sviluppo troppo maturo di tale relazione, questa goffa sinistra non sa più cosa sia davvero “il capitale” in generale. 

Gli assassini dei bambini di Gaza, Robert Kurz 


Con Israele - lpz

Antisemitismo e nazionalsocialismo - Moishe Postone

Flash antinazi - lpz

Il sionismo, l'antisemitismo e la sinistra - Moishe Postone

Risposte a Judische Zeitunge - Robert Kurz 

Il Medio Oriente e la sindrome dell'antisemitismo - Robert Kurz





(...) gli zombie non sono più in grado di erigere uno Stato razziale nazional-economico capace di riproduzione; la loro neo-barbarie sfocia in forme di decomposizione di qualsiasi socialità, caratterizzate da un'economia del saccheggio. Essi segnano piuttosto la fine irreversibile del sistema moderno produttore di merci.
Sarà possibile ricacciare gli spettri nelle loro tombe solo trovando una nuova e inaudita "terza via". Ciò significa semplicemente che i conflitti interni della modernità e i loro portatori polarizzati e dualisti si sono esauriti. Lavoro e capitale, liberalismo e socialismo, "realismo" e fondamentalismo (religioso, nazionale ecc.) non stimolano più delle prese di posizione, visto che la barbarie è diventata la loro identità comune. Può sorgere dalla storia una "terza forza" al di là della modernità, capace di operare l'autosuperamento [Selbstaufhebung] dell'occidente? Può la ragione umana emanciparsi dal feticcio dell'astratto calcolo della redditività e dalla logica dei soggetti ridotti a merce [warenförmige Subjekte], logica che finisce nella follia? 

(...)

Il punto centrale della "demonetarizzazione" può essere solo l'oltrepassamento della logica dell'economia aziendale. Infatti, l'esistenza del denaro moderno non è altro che la messa in rete, astratta e cieca verso il contenuto sensibile, di "aziende" la cui attività non viene organizzata sul piano della loro interdipendenza materiale. Quest'attività porta perciò, con i progressi delle forze produttive e della potenza tecnologica, a devastazioni sociali ed ecologiche. L'astratto "guadagno aziendale" in forma monetaria è diventato controproduttivo e deve essere superato come criterio di successo, poichè esso non può più compensare i costi che derivano dal processo complessivo e dalle sue conseguenze. Per arrivare a un bilancio complessivo che tenga conto di tutte le conseguenze sociali ed ecologiche, occorrono istituzioni nuove che possano disporre una messa in rete non-monetaria. Così cade anche il feticismo del "posto di lavoro", poiché in una società demonetizzata e interconnessa sul piano dei contenuti non si può più far dipendere la riproduzione individuale dal dispendio di forza-lavoro astratta in altrettanto astratti processi di utilizzazione "aziendale" di forze e risorse. Un tale sovvertimento non avrebbe più niente a che fare con la pianificazione statale centralizzata secondo le categorie della società della merce. Esso includerebbe sia elementi di autarchia e di autogoverno comunali, sia l'organizzazione internazionale, al di là del vecchio sistema delle economie nazionali, di flussi di risorse non governati dalla logica della merce.

La terza forza, Robert Kurz








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